Escono i dati sull’occupazione statunitense di giugno… Ma sono corretti?



 

Sono usciti i dati sull’occupazione statunitense di giugno e, ancora una volta, questi numeri raccontano di un mercato pigro. L’effettiva creazione di una nuova occupazione è scesa al di sotto delle aspettative, anche se,tuttavia, confrontando i valori con i tristi dati del mese precedente, si riesce a cogliere un andamento leggermente migliore.

I prezzi del petrolio  negli USA rimangono ancora  depressi, qualcuno sostiene a causa dei dati sull’occupazione.

La domanda risulta essere, ancora una volta: “Perché?” La risposta standard è quella più semplice, con la richiesta di lavoro che resta sempre piatta (la stessa percentuale degli occupati si può vederla in giugno come in maggio), le scarse assunzioni non dano variazioni, e poco ha aggiunto alla domanda di energia.

Non è questione di sapere se c’è o meno una recessione, piuttosto, non c’è ragione per gli esperti di aspettarsi un aumento del consumo di energia. Eppure qualche analista sosotiene che i dati sull’occupazione siano un indicatore ritardato. L’occupazione è quasi il peggiore criterio da utilizzare per valutare la ripresa economica. I dati sulle offerte di lavoro sono universalmente riconosciuti dati con un eccessivo ritardo. I livelli di occupazione girano in positivo solo dopo che una ripresa sia già in atto. È una figura che migliora solo verso la fine del processo.

La disoccupazione? Che in testa alla lista di indicatori in ritardo di sviluppo. L’impatto ha un tempo di ritardo intrinseco. Il primo Venerdì di ogni mese, il governo federale statunitense rilascia i suoi dati sulla disoccupazione. Ogni mese, vengono anche riveduti i dati dei due mesi precedenti. Perché? Poiché questo ha davvero un ulteriore tempo di ritardo ed anche in questo caso i dati trimestrali sono rivedibili.

E poi c’è lo scollamento tra i dati del governo ed  il rapporto sull’occupazione dell’ADP che esce un giorno prima. Per esempio, dei dati appena divulgati, la cifra data dal governo era di 80.000 posti di lavoro creati. La ADP il giorno prima ha detto che sono stati creati 176.000  posti di lavoro nel settore privato.

Le medie del secondo trimestre parlano di circa 225.000 nuovi posti di lavoro ogni mese negli USA, che cossisponde ad una media di 75.000 nuovi posti di lavoro ogni mese.

A chi credere?