L’Ungheria si stanca dell’Unione europea
Gli ungheresi hanno celebrato l’anniversario dell’adesione all‘Unione europea di otto anni fa con il taglio del filo spinato che li separa dall’Austria, togliendo l’ultima traccia della cortina di ferro.
Dopo anni di crisi finanziaria, molti qui nel cuore d’Europa stanno mettendo in discussione i legami verso occidente. L’adesione all’Unione europea per gli ungheresi rappresenta principalmente l’impegno di tagliare le spese, mentre l’apertura delle frontiere rappresenta solo l’ingresso di una più amplia concorrenza economica. Per questo molti ungheresi cominciano a vedere male l’Unione Europea.
Uno di questi è il primo ministro ungherese Viktor Orban, che da quando è stato eletto è rimasto critico verso gli standard europei, anche se ha deciso di perseguire gli interessi dell’Ungheria.
Anche i politici che sostengono l’Unione Europea stanno mettendo in discussione la validità del patto fiscale deciso da poco che lega i 17 paesi dell’eurozona, in un voto di solenne austerità. Questo patto potrebbe essere proposto anche ad altri otto paesi, come l’Ungheria, per aderire all’euro zona. Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, e membro del partito socialista in Germania, ha spiegato in un discorso ai leader europei che “il patto fiscale alleggerisce la disciplina di bilancio, a causa dei mali legati alla crisi del debito”.
L’Ungheria si sente sola, accompagnata da pesanti misure di austerità che legano gli Stati membri, con il terrore che non ci sia la necessaria crescita economica e occupazionale.”
Orban si sente con una maggiore autonomia rispetto ai colleghi greci perché l’Ungheria ha ancora la propria moneta. Negli ultimi mesi, sono state approvato leggi che consentano la riduzione dell’indipendenza verso la banca centrale nel tentativo di mantenere gli obiettivi politici.
Le proteste hanno diviso l’’Ungheria, alcuni vedono l’UE come l’unico mezzo per non diventare uno stato autoritario, mentre altri che credono che sia la fonte dei loro problemi.
L’opposizione, crede che Orban abbia usato la maggioranza in parlamento per istituire leggi per indebolire il potere degli avversari, in posizioni che vanno dalla magistratura, alla banca centrale, alle scuole locali.
L’Ungheria ha accettato il patto di austerità dell’UE, ma il trattato non avrà alcun effetto pratico per l’Ungheria, a meno non si rafforzi l’euro prima del 2020.
Orban ha utilizzato una politica distensiva, ma ha continuato a mettere in guardia gli ungheresi sulle richieste europee, soprattutto perché l’Europa è corteggiata dalla Cina e dall’Arabia Saudita, come fonti alternative di investimento, incoraggiando l’Ungheria ad aprire delle attività di questi possibili partner in imponenti edifici di Budapest.
Orban ha anche attaccato le politiche finanziarie, ha aumentato l’imposta sulle vendite al 27 per cento, facendola diventare una delle più alte al mondo, con il solo scopo di aumentare il gettito.
Ha istituito la flat tax sul reddito, come taglio fiscale per i lavoratori più ricchi; introducendo la nazionalizzazione delle pensioni private del paese, che contribuisce ad alleviare la crisi di liquidità del governo.
Secondo Zoltan Torok, economista presso Raiffeisen Bank ha affermato che “le politiche economiche del governo hanno fallito”.
“La politica è stata miope” pensando che l’economia europea sarebbe potuta solo migliorare. Il debito del paese è all’83 per cento del suo prodotto interno lordo, vicino alla media europea, ed il FMI prevede una modesta crescita economica sia per quest’anno che per il prossimo.
Né Orban né l’Unione europea sono stati capaci a facilitare il percorso dell’Ungheria nell’euro.
Elod Novak, vice capo di Jobbik, partito antieuropeo spiega che “vogliamo bilanciare questa dipendenza verso l’Occidente aprendoci ai nostri partner orientali”.
Un portavoce del governo, Zoltan Kovacs, quando gli viene chiesto se l’UE fosse stato un bene per l’Ungheria, risponde che “tutto sommato, sì,” è stato un bene.
